ARTICOLO

DETTAGLI PREGIATI

RILEGATURE A PUNTO SINGER E GIAPPONESE: AL CROCEVIA TRA ARTI TIPOGRAFICHE E SARTORIALI, DUE TECNICHE CHE UNISCONO L’INNOVAZIONE A UNA TRADIZIONE SECOLARE.

RILEGATURA GIAPPONESE

Risalente al VII secolo, la rilegatura giapponese venne introdotta nell’Isola assieme alla stessa diffusione della carta, per unirne ordinatamente i fogli. A differenza del punto singer, è una tecnica eseguita interamente a mano, frutto di movimenti precisi e sapienti, perfezionati sulle ali dei secoli. Incantevole negli intrecci di filati che disegna grazie alla abilità manuale degli artigiani che ne tessono le trame preziose, nel tempo la rilegatura giapponese si è evoluta abbracciando i più diversi formati e materiali, le più armoniche cromie, assecondando l’obiettivo di una personalizzazione massimamente creativa per il prodotto tipografico.

RILEGATURA A PUNTO SINGER

La rilegatura a punto singer, realizzata a mano con l’ausilio della macchina da cucire da cui prende il nome, si adatta a ogni tipo di carta di foliazione non troppo elevata, per agevolare il passaggio dell’ago. La scelta dei filati da abbinare in colore e consistenza alla copertina e alla labbratura è, nel nostro atelier di stampa, pressoché infinita, dando vita ad accostamenti eleganti e di immediato impatto. Una rilegatura che conferisce, al volume che tiene unito impreziosendolo, una immediata allure di artigianalità contemporanea.

Un lavoro di tipografia non si limita all’automazione di un procedimento di impaginazione e stampa, ma è anche, e soprattutto, uno strumento per raccontare una storia, che parla anche attraverso la sua forma. A raccontare non è chiamato solo il cosa – il contenuto stampato sulle pagine – ma anche il come, il modo in cui esse vengono rilegate, affidate a mani sapienti che punto dopo punto, in un approccio tailored, le cuciono per creare un pezzo unico.

Nel nostro atelier di stampa proponiamo, tra le altre, due tecniche di rilegatura pregiate, sofisticate e mai invasive, tenendo sempre a mente la lezione del padre del minimalismo contemporaneo Mies van der Rohe: «God is in the details».

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